Big Eyes recensione e significato film, Tim Burton e una incredibile storia vera con Amy Adams e Christoph Waltz

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Big Eyes recensione e significato film

il regista californiano torna nelle sale con la sua nuova opera “Big eyes”.

il film ad una visione superficiale può sembrare non in linea con il suo stile, quasi un cambio di registro per un’opera per un pubblico più vasto, apprezzabile non solo ai suoi fans più accaniti.

Il regista conferma la sua grande versatilità, Big Eyes è capace di toccare il suo pubblico nel profondo, uno dei suoi lavori meglio riusciti.
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Margaret (Amy Adams) è una donna separata con una figlia che si diletta a dipingere bambini dai grandi occhi, appena trasferitasi a San Francisco, e lì incontrerà il suo secondo marito, Walter Keane (Christoph Waltz). Anche il suo nuovo compagno si diletta con la pittura, e sembra la persona giusta a salvare Margaret dalla sua situazione difficile. Una volta sposati la donna inizia a firmare i quadri col cognome Keane, e il marito inizia ben presto a vendere i ritratti della moglie spacciandoli per propri. Con grande maestria il marito riesce a dare vita ad un fenomeno di massa, riuscendo a ricavare grandi profitti. Ma per Margaret i suoi quadri sono parte di lei, e cercherà di rivendicarne la paternità, combattendo contro la personalità dominante del marito.

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in questo film l’aspetto tecnico è impeccabile, trucco, costumi, scenografie, fotografia sono tutti curati nei minimi dettagli, capaci di ricostruire l’ambiente anni ’60, ma anche il resto non è da meno.
La sceneggiatura regala sequenze da grande impatto, coinvolge dall’inizio, che caratterizza bene i personaggi, rendendo interessante la visione.
La figura dell’artista, l’arte e il suo significato per il suo creatore e per il pubblico, sono questi i temi principali del film. Ottima come sempre la regia, favolosi i due protagonisti principali: Amy Adams nel ruolo di Margaret, capace di dare vita ad una figura tipicamente burtoniana e ai suoi denomi interiori, affiancata da un di nuovo ottimo Christoph Waltz, perfetto nel suo ruolo odioso, capace di rendere la sua malvagità alla perfezione, con una certa teatralità dell personaggio che aumenta il livello della sua interpretazione.
Una storia toccante, il racconto del difficile rapporto tra arte, critica e anima dell’artista: i quadri di Margaret, per quanto considerati kitsch, erano la piena espressione della sua interiorità e del suo sentimento, l’unica cosa che Walter non sarebbe mai riuscito a rubarle.

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