Significato di Glottodidattica Infantile

cosa significa Glottodidattica Infantile

Negli ultimi anni si è assistito ad un vero e proprio boom dei corsi di inglese per bambini, a cominciare anche dalla tenerissima infanzia, persino dal nido.

Nei corsi universitari o di formazione professionale, si è cominciato a parlare di “Glottodidattica Infantile”. Ma cosa è la glottodidattica infantile?

E’ quella scienza che si occupa di indagare le modalità e strategie didattiche migliori per insegnare le lingue ai bambini, tenendo conto di come funziona il cervello infantile, la memoria e l’attenzione nei primi anni di sviluppo.

L’interesse nella glottodidattica infantile riflette una vera e propria rivoluzione culturale, perché solo alcuni decenni orsono, le famiglie italiane erano scettiche nei confronti dell’educazione bilingue e dell’insegnamento precoce dell’inglese. I dati ora dimostrano al contrario che i genitori investono ove possibile nell’insegnamento della lingua inglese ai bambini, tramite corsi, scuole ed asili bilingui o addirittura monolingui inglesi, summer camps e vacanze studio.

Per aiutare chi vuole scegliere la formazione linguistica migliore per i propri bambini, ecco un vademecum per i genitori, consapevoli delle linee guida della glottodidattica infantile:

  • Prima di una certa età (5-6 anni), evitate corsi online e app. I bambini non hanno bisogno di immagazzinare parole e guardare schermi, hanno bisogno di interagire, possibilmente dal vivo e con docenti madrelingua, comunicando e creando un rapporto di affetto ed amicizia. Questo, e non giochini o vocabolari online, sono le vere basi di una seria, duratura e proficua educazione linguistica
  • Scegliete corsi individuali o in piccoli gruppi: la lingua non esiste solo per ascoltare e ripetere, ma soprattutto per essere usata attivamente in uno scambio personale: ciò si può fare davvero solo nell’ambito di piccole realtà, evitate quindi classi numerose nelle quali i bambini non avranno mai modo di interagire e parlare. 
  • Cercate corsi basati sul gioco, la creatività, l’interazione ludica, evitate l’impostazione formale e libresca. Pensate che il primo passo per imparare la lingua non è certo imparare la coniugazione del verbo, o una lista di parole, bensì comunicare con errori, con gestualità, con mille strategie anche non verbali (TPR), che permettano di capirsi senza tradurre in italiano
  • Cercate docenti che abbiano una dimostrata e comprovata esperienza con i bambini, perché è molto diverso insegnare ad un adulto e ad un bimbo, soprattutto se piccolo. L’approccio è fondamentale: un buon docente di inglese per bambini non formalizza, non traduce, non fa solo esercizi dal libro. Spesso, un buon teacher di inglese per bambini è piuttosto un artista: un pò cantante, un po’ attore, un po’ animatore. Non è a nostro avviso indispensabile che sia un madrelingua inglese, ma deve avere una buona e corretta pronuncia, non deve tradurre (tradurre in italiano spezza lo sforzo di capire l’inglese) e deve comunicare letteralmente “con tutto se stesso”.
  • Identificate un percorso didattico assieme. Una buona premessa per andare d’accordo con il vostro teacher è farsi spiegare come lavora, quali sono gli obiettivi. A seconda dell’età, gli scopi del corso possono essere diversi, in generale delle buone linee guida partono dalla consapevolezza che il primo step per insegnare l’inglese è famigliarizzare con i suoni, “sensibilizzarsi” alla lingua ed imparare ad usare attivamente poche parole. Consigliamo di non lasciarsi affascinare da obiettivi super ambiziosi, ma di considerare positivi traguardi semplici, concreti e che tengano in considerazione anche il benessere ed il divertimento dei bambini. Crescendo, invece possono essere indicati esami e certificazioni internazionali tra gli obiettivi (soprattutto sono popolari in questo ambito Cambridge o Trinity).